Nostalgico Pinocchio

Tutto prese forma d’estate: Tutta colpa di quel maledetto “Supersantos”.

Ricordo il via vai di macchine sporche di segatura e il rumore assordante nascosto nella nube nera dei gas di scarico di quei vecchi muletti intenti a sollevare cataste di legname al grezzo, l’infanzia vissuta con ginocchia perennemente sbucciate nelle cadute inseguendo la palla in quel capannone affollato di artigiani e “maestri” della vecchia scuola, ricordo le infinite partitelle pomeridiane con i miei cugini concluse alla prima scheggia di abete dolorante nelle mani; papà e gli zii erano sempre lì, pronti a consolarci al primo pianto.

Per noi cresciuti all’ombra delle cataste di legno, per noi che da vent’anni continuiamo a emozionarci al suono di una sega a nastro in funzione, per noi che l’odore della segatura resta sinonimo di famiglia, per tutti noi fieri “Pinocchi” con ricordi indelebili di intere giornate passate in azienda tra un pezzo di teak e una trave in rovere.

Anni indimenticabili i ’90, la mia famiglia viveva di questo, di legno; oggi il rimpianto di quella realtà così attiva e fiorente rimbomba nelle nostre teste come il battere dello scalpello nella bottega del falegname; sono i ricordi e le esperienze a formare la personalità e il futuro del singolo: orgoglioso di quel che sono oggi, ringrazio chi, a suo tempo, ha delineato e scolpito indelebilmente questi ricordi nella mia memoria.

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